In realtà non sono assolutamente un critico di film, nè aspiro ad esserlo, ma vorrei comunque comunicare le mie impressioni sulle pellicole che visiono.
E’ un pò quello che ci vedo Io in un film, e devo dire che la maggior parte delle volte mi piacciono pellicole che la critica distrugge.
Avverto già da ora che nelle “impressioni” potrei spoilerare molto.
A buon intenditore poche parole!
Cominciamo.
Cloverfield
Anno: 2008
Regia: Matt Reeves
Cast: Michael Stahl-David
Comincio col dire che mi è piaciuto moltissimo: un film davvero originale!
In primo luogo è un film narrato in “seconda persona”: non viviamo le vicende del protagonista in terza persona, ma dagli “occhi” di un coprotagonista. Ho sempre desiderato vedere l’applicazione di questa tecnica.
Per come la vedo io è la trasposizione in chiave moderna di “Godzilla“, con molte differenze però. L’attenzione non è ASSOLUTAMENTE focalizzata sul mostro, abbastanza pregiato graficamente, ma su cosa vivono i malcapitati. All’inizio pensano ad un attacco terroristico, (critica al FUD o semplicemente un collegarsi agli attuali avvenimenti?), poi ad un terremoto.
Quello che ricordo del celeberrimo film del ‘54 è che un mostro attacca il Giappone, e poi Tokyo, seminando morte e distruzione. Alla fine l’umanità si salva grazie allo scienziato Serizawa, che salva due volte l’umanità morendo insieme alla tecnologia che uccide Godzilla. In estrema sintesi.
I paralleli sono molti. In “Coverfield” il mostro, che non ha un nome, attacca per prima una petroliera nelle acque di Manhattan; in “Godzilla” il mostro attacca dei pescherecci nella zona di Odo.
C’è una citazione in “Cloverfield”: Hud teorizza che il mostro potrebbe venire dai “crepacci marini” o dai fondali, lo stesso posto dove Godzilla si era rifugiato!
Il mostro mangia uomini, e così anche Godzilla.
Ma lasciamo perdere i parallelismi, ce ne sono altri ma l’ho visto una sola volta!
L’utilizzo della telecamera è la cosa che più mi ha colpito del film. (Anche per il leggero senso di nausea che dà nella prima mezz’ora!)
La tecnica della handycam è qualcosa di già sperimentato: non parlo di Blair Witch Project, ma di Cannibal Holocaust, che “vanta” la partecipazione di Luca Barbareschi. Il fatto che uno dei co-protagonisti documenti tutto è un dato molto importante per me.
Hud si “ostina” per tutto il film a documentare tutto quello che succede, dal ferimento dei suoi compagni ai “primi piani” del mostro (cosa per cui morirà). Dietro questa ostinazione, per me, c’è la volontà dell’umanità di sopravvivere ad una catastrofe! “La gente vorrà sapere”, dice Hud, “Potrai dirglielo Tu!” è la risposta di Rob, “Non è la stessa cosa! Devono vederlo!”. In queste tre battute c’è uno delle critiche più profonde del film: nella società attuale tutto quello che accade viene documentato, nel bene e nel male. Non sono così remoti i video su youtube di violenze su ragazzi con deficit cognitivo e di palpate alle insegnanti, dell’impiccaggione di Saddam o di quant’altro.
La necessità di informare su ogni cosa!
In una ripresa iniziale la telecamera inquadra un telefonino che inquadra l’attore principale. Quando la testa della Statua della Libertà viene staccata e lanciata per strada ci sono parecchi flash che fotografano l’accaduto.
In Hud è cristallizzata la volontà di tramandare ai posteri, ai sopravvissuti, ciò che è accaduto e di informare. Non c’è retorica in un film che riprender il tema “Catastrofe”, come “Io Sono Leggenda”, e ne fa un’apparente disfatta finale dell’umanità stessa, mentre invece sottolinea ciò che ci distingue dagli animali: il tramandare. (A mio avviso una delle POCHE cose che ci distinguono, ma è un’altra storia).
Non ci è dato sapere quale è la sorte del mostro, ma le ultime scene sono significative: oramai consci di non avere molto tempo, sotto un ponte di Central Park in New York, l’ultimo pensiero dei protagonisti, Rob e Beth, è quello di dichiarare il proprio nome e cognome e quello dei defunti compagni, un chiaro segno di voler sopravvivere alla morte fisica.
No, mi sbaglio: l’ultimo loro pensiero è urlarsi “Ti Amo”. E’ ancora un film che inneggia alla vacuità dell’Umanità attuale?
ZuLu
Ghost Son
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Anno: 2006
Regia: Lamberto Bava
Cast: John Hannah
Checchè ne dica Splattercontainer ho trovato il film un po’ sciatto!
Sarà che sono abituato a vedere il mitico Mario Bava, padre del regista, o che sono diventato un po’ troppo pignolo dopo da visione de “La Terza Madre” e de “Il Nascondiglio“, a mio avviso film che non valgono il costo della pellicola, ma questo film ha deluso molto le mie aspettative!
La storia è molto interessante, così come l’ambientazione africana (che poteva arricchire molto di più l’ambientazione, secondo me), le musiche sono pregiate e il clima che si respira è molto denso.
Il primo quarto d’ora calca molto sull’innamoramento dei due risultando lento ma molto intenso: spiana la strada al, seppur lento, susseguirsi di scene dopo.
I primi “errori” si fanno sentire quando nasce il Martin, il figlio dell’oramai morto Mark. Nella scena in cui il bambino succhia il latte dal seno materno appena si nota che il sta accadendo qualcosa di strano, Martin in realtà morde il capezzolo, si nota subito il cambio cromatico della pelle sia della testa dell’infante sia del seno stesso di Stacey. Non ho mai visto pelle così violacea in alcun film. E’ evidente che si parla bambola e seno finto.
Da questo punto in poi gli errori degli “effetti speciali” cominciano a divenire molto evidenti.
Quando Bava, con grande abilità, comincia ad inquadrare l’ombra del bambino si nota subito che è una bambola a muoversi, e non un essere umano.
E’ molto bella la resa del nudo. Bava riesce a non essere mai volgare, anche nelle scene di pre-preliminari. Ho sempre amato questa esposizione del corpo umano dell’horror.
Laura Harring ha un’ottima interpretazione. Esprime tutte le emozioni del caso: tristezza, confusione, depressione. Stessa cosa vale per John Hannah, anche lui rende il proprio personaggio vivo e palpabile.
Bava riesce a confezionare un film assolutamente non a livello di quelli passati. Sganciandosi appieno dallo splatter puro, ma rimettendoci molto in qualità, offre un prodotto per tutti, aperto, con una bella trama e musica ma estremamente incompleto. Forse bastava qualche altra ora di “trucco” ed il film sarebbe stato pronto per il debutto.
ZuLu
À l’intérieur
Anno: 2007
Regia: Alexandre Bustillo, Julien Maury
Cast: Bèatrice Dalle
Un film dissimile da qualsiasi altro.
A differenza di molti altri Horror che io abbia mai visto questo film ha una storia che tocca un argomento tabù. Ho visto fare a pezzi uomini e donne, animali e qualsiasi parte del corpo umano (e non)..ma difficilmente una donna incinta.
In Cannibal Holocaust si intravede una cosa del genere.
Sembrava essere una regola assodata e granitica oramai, ma Bustillo e Maury hanno deciso di interrompere questa linea.
La storia è affascinante nella sua semplicità: una donna incinta fa un incidente, mortale per suo marito, mentre è alla guida della sua auto e si preoccupa della sorte del proprio bambino. Il piccolo feto sopravviverà e lei continuerà la sua vita fino al giorno in cui una “squilibrata”, impeccabile interpretazione di Bèatrice Dalle, entra in casa sua decisa ad ucciderla ad ogni costo. In apparenza. La squilibrata, si scoprirà negli ultimi 20 minuti, è un’altra donna incinta la quale guidava l’altra auto coinvolta nell’incidente. A differenza della protagonista, un’ottima e calatissima Alysson Paradis, lei ha perso il feto nell’incidente..ed ora ne vuole un altro.
Agghiacciante in alcuni frangenti, è sempre un duro colpo vedere delle forbici troppo vicine ad un “pancione”, il film si snoda partendo da una base Thriller per poi aggiungere, in modo schietto e diretto, la parte Horror.
Non voglio parlare delle terrificanti scene [una per tutte: mentre Sarah, la protagonista, si è barricata in bagno ed ha il braccio fuori, fatto passare attraverso un buco nella porta, la "squilibrata le pianta le forbici nel palmo bloccandole la mano contro il muro.] ma piuttosto di quanto i registi si siano sforzati di non tralasciare nessun particolare. Nessuno.
Si potrebbe pensare che con un argomento così scottante sarebbe stato preferibile fare qualche fuoricampo durante le scene più crude. Invece NO. Baustillo sceglie di far vedere Tutto senza compromessi, con degli effetti speciali realistici e credibili.
Ciò non sarebbe niente di così eclatante se stessimo parlando di una distribuzione B-movie. Invece questo film è riservato al mainstream. Il livello di crudezza, la quantità di sangue, il tema principale e l’interpretazione degli attori ne fanno un film adatto a pochi, forti, stomaci.
E’ interessante notare che l’Horror più “vero”, non sulla scia di “The Ring” per intenderci, sta prendendo sempre più piede sui Maxischermi dei nostri cinema. Non credo sarebbe un azzardo così assurdo ipotizzare che sia anche per esorcizzare questi ultimi tempi zeppi di violenza.
Il film si conclude nel più tragico dei modi: 7 morti(contando anche il gatto), un mare di sangue, eddue terrificanti immagini nel finale.
Cosa aggiungere ancora?
Ecco: la frase che sancisce l’inizio della disavventura di Sarah.
“Enjoy your last peaceful night“
ZuLu

