Ci pensavo questa sera: con la globalizzazione siamo tutti elementi di una rete neurale mondiale.
Una “Rete Neurale” è un insieme di “processori” che funziona in estrema parallelizzazione per far derivare da uno o più input un output. Detto così non sembrerebbe niente di più di un qualsiasi calcolatore. La differenza sostanziale tra un computer qualsiasi ed una rete neurale addestrata è che la seconda lavora sui dati come emulando il funzionamento del cervello.
L’ho già detto in altri interventi: la Mente è una proprietà emergente del cervello. Quando i neuroni lavorano assieme il loro risultato è diverso di quello ottenibile con il funzionamento di un solo neurone. Tecnicamente la Mente non è qualcosa di tangibile, non è localizzata, è una proprietà che emerge, appunto, dal funzionamento parallelo e “comunitario” del cervello, dei neuroni. Se un qualsiasi scienziato guardasse il cervello lavorare, senza poterne ammirare l’output, non riuscirebbe mai e poi mai a capire la complessità dello stesso. Il cervello si distingue dai muscoli, su un piano “funzionale”, perchè le azioni che compie sono estremamente indeducibili dal mero piano fisiologico. [Non si potrebbe mai intuire che l'attività cognitiva è frutto di milioni di spostamenti simultanei di neurotrasmettitori se non la si "vedesse" nel suo pieno svolgersi.]
Dicevo quindi che con il web 2.0 ognuno di noi diviene un’unità della “Rete Neuronale Globale”. Produciamo significato alle cose, glielo stanpiamo sopra, scegliamo cosa sarà vero e cosa falso.
Una volta la cultura era più compartimentizzata: Continenti, Regni, Nazioni, Stati, Regioni, Province, Città, Paesi e Quartieri fino ai Rioni. La Cultura nasceva e moriva lì spostandosi relativamente poco. Nella nostra società 2.0 dove tutti possiamo avere virtualmente accesso a tutte le nozioni, dove possiamo comunicare scrivendo e premendo “Invio”, dove tutti possiamo discutere le idee di persone lontane migliaia di kilometri e che non incontreremo mai, forse, dove le barriere sono quasi abbattute, a patto di conoscere le “lingua del paradigma economico corrente”, oggigiorno l’Inglese (magari tra 10 anni il Cinese), la Cultura Mondiale, la significazione delle cose è condivisa, libera per tutti (Digital Divide permettendo) e veloce.
Potrei scrivere quest’articolo in Inglese per avere più lettori e fare così in modo da avere dei commenti di persone che non vivono la mia situazione, producendo così uno scambio di idee veloce e possibilmente fruttifero.
Siamo tutti, o quasi, unità di questa nuova rete neurale che fa continuo training e che ci rende tutti partecipi della generazione del “Significato Mondiale”.
Sicuramente questa mia riflessione contiene superficialità ed imprecisione, ma è quest’utopia manifesta mista a bozze colorate a rendere così affascinante, per me, questo libero flusso di coscienza.

